Abitudine al cammino e “Built Enviroment”

Ma se davvero camminare è così vantaggioso per la salute, economico, sicuro e facile, perché non siamo tutti dei gran camminatori? Ciò che condiziona le nostre abitudini al cammino non è ascrivibile alla sola sfera psico-sociologica, anche le caratteristiche e la qualità dell’ambiente costruito dall’uomo giocano un ruolo importate nel renderci più attivi.

Cammino e “Built environment”
Il cammino rappresenta la forma di attività fisica più comune e semplice da eseguire, e i suoi benefici sul miglioramento dello stato di salute così come nella prevenzione delle principali patologie croniche sono stati ampiamente dimostrati. Abbiamo già riportato le più recenti evidenze scientifiche che supportano i benefici del cammino e, successivamente, analizzato la relazione tra dose e risposta, sottolineando come ci sia una relazione tra il volume totale del cammino e l’intensità alla quale viene eseguito con i benefici che ne derivano. Ma se l’aumento del livello di attività fisica ottenuto mediante il cammino è così positivamente associato con lo stato il miglioramento dello stato di salute, con la prevenzione delle principali patologie croniche in generale e del diabete in particolare, perchè semplicemente… non camminiamo di più?

Il medico sa benissimo che, per quanto semplice possa essere l’adozione di un nuovo comportamento salutare, la sua prescrizione o i suoi suggerimenti trovano una serie di ostacoli e di resistenze, e generalmente si attribuiscono queste resistenze a cause di tipo ‘psicologico’. Per quanto riguarda l’adozione del comportamento salutare ‘camminare’, da qualche tempo nella letteratura scientifica vengono pubblicati studi che analizzano quella che è risultata essere una condizionante fondamentale del cammino stesso: la tipologia dell’ambiente creato dall’uomo, quello che tecnicamente viene definito come ‘built environment’. Gli studi di intervento eseguiti per stimolare l’abitudine al cammino si sono tipicamente occupati di ‘manipolare’ le variabili socio demografiche quali creazione di gruppi ricreativi dediti al cammino, incentivi, programmi aziendali. Più recentemente si è realizzato come la ‘tipologia’ di ambiente creato dall’uomo sia una variabile fondamentale. Generalmente con il termine di ‘built environment’ si intendono una serie di elementi costituiti da: sistemi di trasporto, infrastrutture quali strade, piste pedonali e ciclabili, distribuzione nel territorio di attività del tempo libero e strutture che le ospitano. Negli ultimi anni sono state prodotte molte ricerche in quest’area e gli aspetti presi in considerazione sono stati essenzialmente due: gli effetti del ‘built environment’ sul cammino utilizzato come sistema di trasporto e sul cammino scelto come forma di attività fisica volontaria. Uno studio di revisione pubblicato su Medicine & Science in Sport & Exercise, che ha preso in considerazione trenta lavori pubblicati sull’argomento è particolarmente utile per riassumere le attuali conoscenze. Gli studi pubblicati sono stati analizzati e hanno permesso di identificare una serie di elementi che sono stati considerati come le ‘determinanti del cammino’ sia se utilizzato come sistema di trasporto sia se scelto come forma di attività fisica volontaria.

Tali elementi sono risultati essere:
– Accessibilità o prossimità della destinazione
– Densità di popolazione e Caratteristiche estetiche del paesaggio
– Piste pedonali
– Connettività stradale
– Sicurezza
– Caratteristiche del quartiere

La ‘determinante’ più importante è risultata essere la prossimità della destinazione, seguita dalla densità di popolazione. È facilmente intuibile come queste due determinanti siano tra loro correlate, in un’area ad alta densità infatti è probabile che la destinazione da raggiungere sia relativamente prossima. Interessante notare che buona parte dei lavori analizzati abbiano evidenziato come le qualità estetiche dell’ambiente in cui si cammina, sia questo urbano o rurale, siano associate con l’abitudine al cammino stesso. Anche il ruolo delle piste pedonali così come quello della connettività stradale sono risultati essere elementi importanti, le prime per ragioni legate alla sicurezza mentre una buona connettività ha un effetto sulla prossimità della meta che, come già visto, è la determinante principale.

Attività fisica ed esercizio fisico, il ruolo del cammino
La relazione tra volume di attività fisica e l’abbassamento del rischio di sviluppare patologie croniche è ben nota da anni, ed è supportata da solide evidenze. I lavori più recenti hanno contribuito a chiarire come l’esercizio fisico intenso come una ‘attività fisica strutturata’ svolta per ottenere benefici specifici ed eseguita secondo delle regole ben precise (volume, intensità, frequenza, tipologia) offra dei benefici aggiuntivi a quelli ottenibili mediante la semplice attività fisica. D’altro canto, queste due diverse modalità del ‘muoversi’, non vanno considerate come dicotomiche e non integrabili ma, anzi, se davvero vogliamo ottenere i migliori benefici in termine di prevenzione delle patologie croniche e trattamento di alcune situazioni patologiche (diabete di tipo 2 in primis) i migliori risultati sono ottenuti da coloro i quali sono fisicamente attivi nella vita di relazione e, due o tre volte la settimana svolgono un programma di esercizio fisico strutturato.
Ecco allora che il cammino rappresenta davvero la forma più semplice per garantire la base costante di attività fisica sulla quale inserire i ‘picchi’ costituiti dall’esercizio fisico. Come già evidenziato però, ciò che condiziona le nostre abitudini al cammino non è ascrivibile alla sola sfera psico-sociologica, anche le caratteristiche e la qualità dell’ambiente costruito dall’uomo giocano un ruolo importate nel renderci più attivi.
È evidente che per il medico è difficile ‘manipolare’ indipendentemente gli elementi relativi all’ambiente in termine di sicurezza, bellezza del paesaggio, connettività delle strade etc. È però opportuno prendere coscienza che anche queste variabili sono importanti e funzionali all’adozione di uno stile di vita più attivo e che, quando possibile è necessario agire politicamente e istituzionalmentee, anche a livello locale, per rendere le città e l’ambiente più funzionali al cammino.

Silvano Zanuso
specialista in scienze dell’attività motoria