Attività fisica e qualità della vita nella persona con diabete

Viviamo in un’era nella quale i livelli di assistenza sanitaria verranno sempre più valutati dal punto di vista della persona con diabete.
I benefici di trattamenti specifici ed, in generale, dell’intero sistema di erogazione dell’assistenza sanitaria saranno giudicati in base a quanto i cambiamenti nello stato della persona con diabete corrisponderanno alle sue aspettative.
Questa affermazione introduce il concetto di qualità di vita, definita come la percezione soggettiva che un individuo ha della propria posizione nella vita, nel contesto di una cultura e di un insieme di valori nei quali egli vive, anche in relazione ai propri obiettivi, aspettative e preoccupazioni.
Si tratta quindi un concetto ad ampio spettro, modificabile in maniera complessa dalla percezione della propria salute fisica e psicologico-emotiva, dal livello di indipendenza, dalle relazioni sociali e dalla interazione con il proprio specifico contesto ambientale. Si devono quindi considerare aspetti della vita della persona con diabete e della salute fisica, psicologica e mentale che vanno al di là dei tradizionali outcome, basati su parametri fisio-patologici, misure di severità di malattia, stime di mortalità/morbilità/sopravvivenza. In questo contesto si inserisce la valutazione dell’attività fisica come fattore essenziale nella prevenzione di molteplici malattie metaboliche, i cui effetti benefici non si limitano alle malattie somatiche, ma si estendono a componenti psicologiche e mentali. L’attività fisica migliora la percezione di salute e la qualità di vita salute-correlata, attraverso un miglioramento dell’autostima, dell’umore, dell’immagine corporea, dell’ansia e della depressione (1-3).
Anche la sola motivazione all’attività fisica è associata ad un migliore stato di salute percepito (4).
Le persone che praticano attività fisica a livelli raccomandati riferiscono un minor numero di giorni caratterizzati da poca salute quando paragonati a persone inattive o insufficientemente attive (5). Pur con qualche risultato contrastante (6, 7), la maggior parte degli studi indica che i benefici di una regolare attività fisica sono particolarmente evidenti nel diabete (8), così come in altre malattie croniche (9).
Le persone con diabete, sia di tipo 1, sia di tipo 2, si caratterizzano per una scadente qualità di vita, peggiorata dalle comorbidità frequentemente presenti; in un ampio studio condotto negli Stati Uniti, bassi livelli di attività fisica si associavano proprio ad una povera qualità di vita, e l’analisi di regressione documentava che l’intensità dell’esercizio era l’unica variabile comportamentale associata alla percezione di salute (10).
Anche nei soggetti con complicanze, la sedentarietà rimane un fattore indipendente di bassa qualità di vita (11).
In un’analisi completa dei fattori che determinano la qualità di vita nella popolazione diabetica, oltre a fattori socio-economici e le comorbidità, che agiscono in senso negativo, l’attività fisica rimane una sorgente importante di eterogeneità e ogni attività fisica anche lieve o moderata si associa a livelli di qualità di vita migliori di quelli riportati da soggetti sedentari (12).
Tutti questi dati sono a favore dell’ipotesi che la partecipazione a programmi di attività fisica sia fondamentale nei soggetti con diabete, sia per facilitare la perdita di peso ed evitare la ripresa del peso dopo un programma di dietoterapia, sia per mantenere un miglior controllo metabolico e ridurre il consumo di farmaci ed il costo della terapia (13), e possa essere estremamente costo-efficace (14).
Purtroppo la maggior parte dei soggetti si trova in una fase di non accettazione dell’attività fisica come farmaco (15) e questo limita il successo delle terapie. Nel diabete tipo 1 un regolare esercizio fisico è parte di ogni programma strutturato di “empowerment” per aiutare le persone con diabete a raggiungere una normale condizione di vita (16). I benefici sullo stato psicologico e mentale si sommano alle migliorate condizioni cardiocircolatorie ed fanno dell’attività fisica un cardine fondamentale dei programmi di trattamento.

Giulio Marchesini
Università Studi Bologna

BIBLIOGRAFIA
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