Diego Franceschini – Ciclista

Oltre il muro
Sono sempre andato in bicicletta, fin da quando ho memoria e ad 11 anni ho cominciato a partecipare a gare di ciclismo. Gara dopo gara, è nato in me lo stimolo a migliorare sempre di più le mie prestazioni, ad ogni costo, fino a raggiungere per primo il traguardo. Ho scoperto di avere il diabete nel 1984, all’età di 14 anni, ed allora le conoscenze scientifiche erano inferiori ad adesso, i medicinali molto meno efficaci e le tecniche di cura molto diverse.
Ma gli ostacoli che ho dovuto affrontare per poter continuare a praticare sport non sono stati i “limiti” della tecnologia scientifica.
I tabù riguardo lo svolgimento dell’attività fisica a livello agonistico per un paziente diabetico insulino-trattato hanno rappresentato gli ostacoli più grandi. Dopo la diagnosi, da un giorno all’altro ho dovuto lasciare tutti gli amici, i compagni di squadra con cui mi allenavo e tutto il mondo che si era creato intorno a me da quando avevo iniziato ad andare in bicicletta. E’ stata una pugnalata e ho avuto bisogno di tempo per assorbire l’impatto e reagire, ma reagire era l’unica cosa fare per raggiungere il mio obiettivo: “tagliare il traguardo per primo”.
Da quel momento ho iniziato ad allenarmi seriamente, a fare tanti test, a provare con impegno, costanza e determinazione, a far convivere sport e diabete, per migliorare ogni giorno il mio controllo metabolico e la mia performance atletica.
E grazie alla determinazione, alla forza di volontà che devi avere per superare i momenti difficili, alla mia famiglia che mi ha sempre supportato, assistito ed incoraggiato, al gruppo sportivo, agli amici, oltre che al mio attuale diabetologo, il Prof. Pierpaolo De Feo, sono riuscito a superare molte difficoltà, molti momenti difficili.
I primi anni sono stati i più duri e difficili da superare perchè ho dovuto accettare la mia nuova condizione e, allo stesso tempo, ho dovuto accettare anche di adottare le precauzioni necessarie per praticare sport a livello agonistico. Ma non ho ‘mollato’, ho tentato sempre di migliorarmi, non mi sono mai accontentato di ‘prendere ciò che viene’, dovevo “tagliare il traguardo per primo, a tutti i costi”. E, dopo tanti allenamenti, tanti test e tanti momenti difficili, il sogno si è finalmente avverato: sono riuscito a tagliare per primo il traguardo ad una gara di mountainbike disputata, tra l’altro, a 2 km da casa. Ho vinto per distacco e ricordo ancora gli ultimi 200 metri percorsi tra gli applausi e le ovazioni delle persone che accoglievano la mia prima vittoria assoluta.
È stata un’emozione fortissima che ha annullato immediatamente tutti gli sforzi fatti per arrivare fino lì. La vita simile a quella gara: tanti sforzi, tanti sacrifici, tante sofferenze, poi un giorno, quando meno te lo aspetti, ti regala piacevoli sorprese e tu puoi finalmente sollevare le braccia al cielo. E’ da circa sei anni ormai che pratico attività fisica a livello agonistico, mi alleno con costanza e, spaziando nelle varie discipline, partecipo a più di quaranta gare per stagione.
Ogni fine settimana mi confronto con persone non affette da patologie, ho raccolto varie vittorie, raggiunto traguardi importanti come ad esempio aver vestito negli ultimi due anni la maglia azzurra della nazionale Master in occasione dei campionati del mondo disputati a St. Johann in Tirol – Austria.
Presentarsi ai nastri di partenza del campionato del mondo con la maglia azzurra è un’emozione unica. Indossare la maglia azzurra ti trasmette una carica fortissima, straordinaria, sai che in quel momento rappresenti la tua nazione e sei stato scelto per tenere alti i suoi colori, quindi non puoi fallire. Conservo gelosamente nella mia camera da letto un poster autografato regalatomi dalla campionessa olimpionica Paola Pezzo in occasione di una gara che porta il suo nome.
Lei ha scritto: “Io sono fatta così, mi metto in testa un obiettivo e lavoro per raggiungerlo. È incredibile quanti sacrifici si possono fare con la forza di volontà”. Ho fatto subito tesoro di queste parole e anch’io ho sempre lavorato per raggiungere un obiettivo, facendo sacrifici e non perdendo mai la determinazione. Così facendo è tutto meno gravoso e difficile. Il ciclismo si sposa perfettamente con il diabete: entrambi hanno bisogno ogni giorno di ricerca, costanza ed impegno per poter migliorare. Ognuno di noi con la forza di volontà ed un buon autocontrollo può acquistare autostima, e raggiungere grandi risultati nello sport e, soprattutto, nella vita.
Io, nel mio piccolo, ho fatto e continuo a fare questo. Ho migliorato molto il mio tenore di vita e sono soddisfatto di essere riuscito a raggiungere traguardi che credevo non fossero mai alla mia portata. La mia esperienza è una chiara testimonianza che tutte le persone con diabete, tutti coloro che si trovano ad affrontare situazioni difficili, possono raggiungere i propri sogni reagendo alle avversità.

PROFILO:
Diego Franceschini, 37 anni. Disegnatore tecnico in una azienda meccanica. Gareggia su strada e in mountain bike a livello agonistico dal 2000. In cinque anni ha disputato più di 200 gare raggiungendo spesso i vertici delle classifiche. Nell’agosto 2005 arriva a concorrere con la Nazionale Italiana Amatori per i Campionati del Mondo su Strada a St. Johann in Tirol (Austria). E’ stato riconvocato anche per l’edizione 2006 che si è svolta dal 24 al 27 agosto sempre a St. Johann. Fa parte dell’Associazione C&D (Ciclismo e Diabete) prima squadra di ciclisti con diabete fondata nel 2005.