È possibile prevenire il diabete mellito di tipo 2? L’esperienza finlandese

Un corretto stile di vita che preveda un programma strutturato di attività fisica può prevenire l’insorgenza del diabete mellito di tipo 2. Il Finnish Diabetes Prevention Study (FPS) è uno studio – condotto da ricercatori finlandesi e pubblicato nel 2001 sul New England Journal Medicine – che, analogamente al DPP, aveva già dimostrato come un intervento che prevede sane abitudini alimentari ed esercizio fisico è in grado di ridurre del 58% il rischio relativo di progressione della ridotta tolleranza ai carboidrati verso il diabete di tipo 2.
Tale riduzione continua a mantenersi almeno finché dura l’intervento. Nel follow-up esteso del FPS, gli Autori hanno voluto verificare se la modifica dello stile di vita indotta dall’intervento e la riduzione del rischio di diabete persistono anche dopo l’interruzione del couselling strutturato. Soggetti di ambo i sessi (172 maschi e 350 femmine), età media 55 anni, in sovrappeso (BMI= 31,1 kg/m2) con ridotta tolleranza ai carboidrati, sono stati randomizzati in un gruppo di intervento, che riceveva il counselling sulle modifiche dello stile di vita, e un gruppo di controllo.
Dopo 4 anni circa dall’intervento attivo, i partecipanti che erano ancora liberi da diabete sono stati seguiti per un periodo ulteriore di 3 anni. Nel complesso la durata del follow-up è stata di circa 7 anni. Nei soggetti dello studio è stato valutato: incidenza di diabete, peso corporeo, livello di attività fisica, introito alimentare in grassi saturi e fibre.
Durante tutto il periodo di follow-up l’incidenza di diabete tipo 2 è risultata essere di 4,3 per 100 persone all’anno nel gruppo di intervento e di 7,4 nel gruppo di controllo. Ciò equivale a dire che si è mantenuta, anche dopo 7 anni, una riduzione del rischio relativo di sviluppare il diabete del 43% nei soggetti che avevano ricevuto l’intervento.
Tale riduzione si correlava strettamente al raggiungimento degli obiettivi prefissati riguardo al peso corporeo, riduzione dell’introito di grassi saturi, incremento del contenuto di fibre nella dieta, oltre che all’aumento dei livelli di attività fisica. Nei soli tre anni di follow up dopo la sospensione del counselling, la comparsa di diabete era di 4,6 nell’intervento e di 7,2 nei controlli, con una riduzione del rischio relativo del 36%. Pertanto, l’intervento sullo stile di vita in soggetti ad alto rischio di sviluppare diabete mellito 2 risulta in una modifica definitiva dello stile di vita e in una riduzione dell’incidenza di malattia.
Questi benefici persistono anche dopo la sospensione dell’intervento. Il dato del FPS è importante per due motivi:
1) sottolinea come la modifica di un comportamento può mantenersi anche a distanza di un intervento di counselling senza la necessità di visite di rinforzo;
2) questo risultato va tenuto presente nelle analisi di costo-beneficio sugli interventi per la promozione dell’attività motoria e di una sana nutrizione.
L’investimento iniziale, soprattutto nelle risorse umane rappresentato dal personale specializzato, viene negli anni ampiamente ammortizzato dal risparmio sui costi legati alla diagnosi e alla terapia della malattia diabetica e delle sue temibili complicanze acute e croniche (eventi cerebrocardiovascolari, micro- e macroangiopatia, retinopatia, neuropatia, nefropatia).

Chiara Di Loreto
Università degli Studi
di Perugia
Dipartimento di Medicina Interna a Scienze Endocrine e Metaboliche

BIBLIOGRAFIA:
J. Lindströn et al., Lancet 2006; 368: 1673-79.