È possibile prevenire il diabete mellito di tipo 2? L’esperienza statunitense.

L’obesità è diventata una patologia dilagante che espone ad un alto rischio di sviluppo del Diabete Mellito di tipo 2. Inoltre le persone con obesità viscerale facilmente vanno incontro alla Sindrome Metabolica che associa il diabete all’ipertensione arteriosa e alla dislipidemia con conseguente aumentato rischio di malattie cardio-vascolari. Risulta, pertanto, di estrema urgenza cercare di evitare che i milioni di obesi di oggi, diventino i diabetici di domani.
In questa ottica è stato disegnato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington lo studio Diabetes Prevention Program (DPP) pubblicato nel 2002 su una prestigiosa rivista scientifica. La ricerca ha dimostrato che, grazie ad una modesta modifica dello stile di vita, si può prevenire l’insorgenza del diabete nel 58% dei soggetti che presentano Intolleranza ai Carboidrati, una condizione, cioè, di pre-diabete, generalmente causata dall’eccesso ponderale.
Nel DPP è stata valutata la capacità della terapia farmacologica ipoglicemizzante orale (metfomina) e di un corretto stile di vita (almeno 150’ di attività fisica moderata alla settimana e sane abitudini alimentari) nel ridurre il rischio di sviluppare il diabete in soggetti predisposti a tale patologia di età media di 51 anni, appartenenti a varie etnie e a 27 centri medici specializzati degli Stati Uniti.

Gli oltre 3000 partecipanti sono stati assegnati a tre tipi di intervento (metformina-corretto stile di vita-placebo). Dopo circa 4 anni il 58% dei soggetti assegnati al gruppo stile di vita è riuscito a prevenire il diabete contro il 31% di quelli assegnati al gruppo metformina. L’incremento di dispendio energetico medio di 700 kcal settimanali ottenuto con l’attività fisica, insieme alle modifiche apportate all’alimentazione, ha comportato una riduzione del peso corporeo di almeno il 7% rispetto a quello di partenza dopo il primo anno ed il mantenimento dello stesso nel tempo.
Questi risultati sono stati ottenuti grazie all’utilizzo di metodologie strutturate e standardizzate che prevedevano:
1) l’individuazione dei “lifestyle coaches”, personale specializzato che ha seguito individualmente i partecipanti allo studio;
2) frequenti incontri da parte del gruppo di studio con i partecipanti;
3) intervento motivazionale strutturato per garantire l’adesione al programma di attività fisica e di variazioni dell’alimentazione;
4) sessioni di attività fisica supervisionate da esperti;
5) strategie di rinforzo per il mantenimento a lungo termine del programma sullo stile di vita (incontri individuali e/o di gruppo). Il successo del DPP è dipeso dall’investimento in risorse impiegate e dall’integrazione di varie competenze (nutrizionale, diabatologica, psicologica, attività motoria) fra loro integrate in un team.
Le stime economiche del rapporto beneficio/costo del DPP hanno confermato che, malgrado lo sforzo economico e organizzativo, l’intervento sullo stile di vita è risultato cost-effective (economicamente vantaggioso) anche a distanza dalla conclusione dello studio

Chiara Di Loreto
Università degli Studi
di Perugia
Dipartimento di Medicina Interna a Scienze Endocrine e Metaboliche

BIBLIOGRAFIA
The Diabetes Prevention Program Research Group: The Diabetes Prevention Program: description of lifestyle intervention. Diabetes Care 25: 2165-2171, 2002
The Diabetes Prevention Program Research Group: Reduction in the incidence of type 2 diabetes with lifestyle intervention or metformin. N Engl J Med 346: 393–403, 2002
The Diabetes Prevention Program Research Group: The Diabetes Prevention Program: design and methods for a clinical trial in the prevention of type 2 diabetes. Diabetes Care 22: 623–634, 1999