Fitness & diabete

Coloro che sono affetti da diabete di tipo II sanno che seguire corretti stili di vita e praticare con regolarità attività fisica può migliorare la glicemia in maniera significativa e ridurre il rischio di insorgenza di complicanze della malattia.
Finora, le linee guida del diabete hanno dato grande enfasi all’attività aerobica, quella che, per intenderci, si fa camminando, nuotando, facendo jogging o pedalando mentre l’attività di potenziamento muscolare è stata abbastanza poco considerata. Nel corso degli ultimi anni, alcuni studi hanno tuttavia dimostrato come l’associazione di allenamento aerobico ed allenamento della forza possa apportare dei benefici ancora maggiori della semplice attività aerobica. Il mix di queste due forme di allenamento, possibilmente associate ad una terza che è la flessibilità, dovrebbe costituire la base dell’allenamento della persona diabetica, che per sicurezza, efficacia dovrebbe essere “prescritto” da sempre più medici e seguito da sempre più pazienti. Nella mia esperienza diretta ho infatti potuto osservare come, nelle persone motivate, i risultati possano essere estremamente positivi, dando origine a perdite di grasso addominale importanti e migliorando la captazione del glucosio. I vantaggi dell’allenamento combinato, aerobico, forza e flessibilità, sono infatti molteplici e possono essere raggruppati in due categorie: vantaggi biochimici e vantaggi funzionali. I vantaggi biochimici sono legati all’effetto moltiplicatore che la combinazione di allenamento di endurance (aerobico) e di forza (anaerobico) hanno sulla captazione del glucosio. Se, infatti, l’allenamento aerobico migliora la sensibilità all’insulina, in quanto l’utilizzo dei trigliceridi intracellulari e il loro abbassamento stimolano l’attività della AMP-kinasi rendendo la cellula muscolare “aperta” al glucosio, l’attività muscolare di forza richiede direttamente l’utilizzo di glucosio come fonte energetica. I vantaggi funzionali sono, se possibile, ancora più importanti. Se, infatti, consideriamo la situazione generale della persona diabetica, ci troveremo senza dubbio ad affrontare un soggetto in cui gli anni di inattività e di vita sedentaria hanno creato delle limitazioni funzionali sia di tipo aerobico che di forza. Le limitazioni della resistenza aerobica portano la persona a ridurre la propria capacità di bruciare calorie nel tempo e questo ha un impatto negativo sulla possibilità di ridurre il peso corporeo e, soprattutto, il grasso viscerale. La perdita di tessuto muscolare (sarcopenia) comporta, invece, una diminuzione della forza muscolare e un peggioramento della postura.  La diminuzione della forza può addirittura rappresentare nei casi più gravi una limitazione all’esercizio aerobico diventando quindi la causa della sedentarietà. Un quadro di questo genere deve essere sfrondato non solo con il cambiamento dello stile di vita ma con un programma di esercizio fisico strutturato e organizzato. Il programma deve creare, o meglio, ricreare quelle capacità condizionali sulle quali ricostruire uno stile di vita più attivo.

Quali sono gli esercizi aerobici?
Generalmente la camminata è la forma di esercizio più semplice e meglio tollerata da tutti. Rispetto alla cyclette, la camminata consente di mantenere un buon consumo calorico e una buona frequenza cardiaca senza, peraltro, richiedere un elevato impiego di forza muscolare. L’unica controindicazione può essere rappresentata dal piede diabetico che, per ovvie ragioni, sconsiglia la pratica del cammino. La bicicletta stazionaria costituisce quindi una valida alternativa alla camminata, soprattutto nella variante reclinata che ha il vantaggio di offrire un buon supporto alla schiena. L’intensità dell’allenamento sarà determinata mediante la rilevazione della frequenza cardiaca che in alcuni attrezzi di ultima generazione viene direttamente monitorata. Per aumentare la varietà dell’esercizio e coinvolgere anche le masse muscolari degli arti superiori, si potrà utilizzare anche l’armoergometro, attrezzo che simula il movimento fatto nel kajak. L’intensità sarà calcolata in base alle condizioni del paziente e a eventuali complicanze quali cardiopatie, neuropatia periferica, retinopatie, ecc. e, comunque, non inferiore al 50% della FC massima.
Nei casi senza complicanze e con BMI inferiore a 27, si potrà invece arrivare fino all’80% della FC massima. L’attività con i sovraccarichi, utilizzando macchine a contrappesi o pesi liberi, sarà finalizzata all’allenamento dei movimenti più importanti come quelli di spinta e trazione degli arti superiori, sia sul piano orizzontale che sul piano frontale, di flesso-estensione del busto e di spinta con gli arti inferiori. I carichi saranno determinati dai risultati del test svolto all’inizio che misura la forza massima o individuati in base al carico che permetterà di eseguire 10-15 ripetizioni. Anche in questo caso, i pazienti con complicanze dovranno essere seguiti dagli istruttori e avviati ad un programma basato su carichi più leggeri. In conclusione, la scelta offerta dai vari attrezzi aerobici, la personalizzazione del carico e la supervisione offerta dal trainer esperto fanno del centro fitness un luogo sicuramente opportuno per l’avvio della persona diabetica a un programma di esercizio fisico che, successivamente, potrà essere trasformato in uno stile di vita complessivamente più attivo.

Massimo Massarini
medico dello sport ed esperto di preparazione atletica