Il counseling individuale

Counseling è un termine inglese che significa “consiglio, parere, terapia”. Esso rappresenta nell’educazione terapeutica un importante strumento relazionale, un processo di dialogo e reciprocità tra due persone mediante il quale un “consulente” aiuta chi lo consulta a prendere delle decisioni, ad agire in rapporto a queste e fornisce un’attenta informazione e un adeguato sostegno tecnico-psicologico.
Non c’è, pertanto, strumento più appropriato da utilizzare quando si vuole indurre una modifica del comportamento.
In questo ambito counseling e colloquio motivazionale diventano sinonimi. Originariamente proposto per il trattamento delle dipendenze, il colloquio motivazionale è descritto come “una strategia centrata sulla persona con diabete che viene consigliato ad esaminare e a risolvere le incertezze nei confronti della modifica del suo comportamento”. Durante il colloquio motivazionale vengono esplorati i sentimenti di conflitto relativi a un comportamento sbagliato.
Attraverso un ascolto riflessivo e domande aperte il soggetto viene incoraggiato ad esprimere le proprie motivazioni, la soluzione dei problemi ai propri limiti, per cambiare e formulare nuovi traguardi. Dai contributi di questo volume risulta ormai chiaro quanto importante sia incrementare i livelli di attività fisica se si vogliono prevenire e/o curare le malattie metaboliche. Tuttavia la sedentarietà continua ad aumentare e diventa fondamentale trovare le chiavi di lettura che inducano ad uscire da questa condizione, soprattutto soggetti ad alto rischio come le persone con diabete.

Nel counseling l’approccio è incentrato sull’individuo ed è semi-strutturato con delle variabili che dipendono dalle caratteristiche dell’individuo. Il counseling per l’attività fisica è costituito da una discussione vis a vis con la persona con diabete che ingloba una serie di strategie per promuovere e mantenere l’attività fisica. Lo stile di vita del consulente è importantissimo, dal momento che il consiglio sulle abitudini di vita da parte di medici che hanno un corretto stile di vita ha più efficacia rispetto al consiglio che parte da medici con un cattivo stile di vita.
Nel 2003 il nostro gruppo ha pubblicato e validato una strategia di counseling individuale di tipo cognitivocomportamentale che garantisse l’adesione e il mantenimento a lungo termine ad un programma strutturato di attività fisica in soggetti con diabete mellito di tipo 2. I partecipanti del gruppo di intervento ricevevano un colloquio motivazionale iniziale della durata di almeno 30’ in cui venivano seguiti i punti riportati nella allegata check list. Seguivano un contatto telefonico a un mese di distanza e successive visite ambulatoriali a cadenza trimestrale per garantire l’adesione a lungo termine.
Il gruppo di controllo riceveva l’abituale trattamento in forma di consigli educativi generici. Dopo due anni il gruppo di intervento documentava un incremento di sette volte nei livelli di attività fisica, oltre ad una significativa riduzione del peso e del controllo glicemico. L’analisi post-hoc dell’intervento dimostrava che maggiori erano i livelli di attvità fisica praticati nel tempo libero, maggiori erano i benefici in termini di salute e di risparmio di spesa per farmaci. Per cambiare comportamento una persona dovrebbe percepire un incentivo, così il counseling dovrebbe essere individualizzato in modo da convincere la persona con diabete che un’attività fisica regolare rappresenta la giusta strategia per raggiungere i propri traguardi (calo ponderale, miglioramento delle glicemia, guarigione dal diabete).
Nel diabete di tipo 2 la maggior parte delle consulenze per l’attività fisica è stata realizzata dal diabetologo. Questo intervento richiede sicuramente molto più tempo di una generica visita diabetologica e ci si interroga su quale figura professionale possa svolgerlo nella maniera più idonea. Il nostro parere è che il diabetologo esperto di tecniche cognitivo-comportamentali è in grado di gestire il counseling nella maggior parte dei casi in maniera efficace, soprattutto perché è la prima figura professionale cui la persona con diabete chiede la risoluzione del suo problema. L’attenzione del diabetologo, d’altro canto, deve essere massima nell’individuare disturbi della personalità che richiedono l’intervento di altre figure specialistiche (psicologo e/o psichiatra).

Chiara Di Loreto
Università degli Studi
di Perugia
Dipartimento di Medicina Interna a Scienze Endocrine e Metaboliche

BIBLIOGRAFIA
Di Loreto et al, Diabetes Care 26: 404-408, 2003
Di Loreto et al, Diabetes Care 28: 1524-1525, 2005
D. Battistini, N. Piana, P.De Feo, G It Diabet Metab 2007, 27