Il ruolo dell’ Educazione Terapeutica

L’Educazione Terapeutica delle persone con diabete (ETP) costituisce l’anello centrale della catena che, dalla ricerca scientifica e dalle conseguenti linee-guida mediche, conduce ai necessari cambiamenti di comportamento delle persone con diabete. Nel campo dell’attività fisica, la scienza medica ci presenta scenari diversi per i due tipi di diabete: nel caso del diabete tipo 2 l’attività fisica è un elemento centrale della terapia, raccomandata a tutti per la sua capacità di ridurre la resistenza all’insulina e aiutare il dimagrimento; nel caso del diabete tipo 1, invece, può rappresentare una “complicazione” della terapia insulinica, una variabile in più da un giorno all’altro di cui dover tenere conto, ma è ugualmente consigliata a tutti per i suoi effetti benefici sulla salute e sulla prevenzione del rischio cardio-vascolare, anche quando le caratteristiche dell’attività prescelta rispondano più a esigenze di piacere e migliore qualità di vita della persona con diabete che non di salute biologica intesa in senso stretto.
La sfida dell’ETP sul fronte dell’attività fisica è dunque articolata e molteplice, e negli ultimi anni il concetto stesso di ETP è evoluto grazie a un approccio sempre più attento alle reali esigenze delle persone con diabete e all’adozione di un nuovo sapere pedagogico, aperto al paradigma della complessità e capace di farvi fronte (1).
Questa rinnovata ETP non è più direttiva e non è solo istruttiva come in passato, ma mira ad accrescere nelle persone con diabete auto-consapevolezza, capacità decisionale e motivazione, stimolando e generando cambiamento.
In Italia si sono realizzate numerose iniziative educative volte a promuovere l’attività fisica nel diabete tipo 2, descritte in dettaglio in altre parti del Barometro. Fra le più significative, ricordiamo la ricerca del gruppo diretto dal prof. De Feo che ha dimostrato un aumento dell’attività abituale perdurante per due anni.
Un altro progetto molto interessante è “Io Muovo la Mia Vita” che coinvolge medici diabetologi e persone con diabete obesi e diabetici abitualmente sedentari con l’obiettivo di arrivare a correre insieme una maratona. Il significato educativo di questo progetto è l’auspicato effetto trainante sulla persone con diabete tipo 2, indotto dalla provocazione rappresentata dall’impresa e dalle testimonianze dei partecipanti che verranno raccolte in un libro.
Altri esempi sono il progetto IDES, basato sul raggiungimento della Fitness Metabolica grazie a uno specifico allenamento progressivo, e il progetto Romeo, basato sul counseling in gruppo. Nel caso del diabete tipo 1, un risultato ormai acquisito è stato l’abbattimento delle barriere burocraticoamministrative che ancora pochi anni fa ostacolavano la pratica sportiva dei giovani. Rimangono sacche di pregiudizi e ignoranza, spesso causa di sofferenza e frustrazione. Contrastarle è uno degli obiettivi delle grandi imprese sportive compiute da giovani con diabete.
Se Marco Peruffo sale a 8000 metri in totale autonomia, se Monica Priore compie a nuoto la traversata dello stretto di Messina, se Mauro Talini percorre in bici i 5300 Km da Lucca a Capo Nord (per citare solo alcuni degli exploit più recenti), uno dei loro obiettivi è dimostrare quanto è sbagliato considerare il diabete una condizione limitante. Un altro obiettivo è testimoniare l’importanza del buon controllo per vivere al meglio, e provare con il loro esempio che l’autocontrollo è realizzabile anche in circostanze avverse. Questo messaggio, amplificato dalla risonanza dell’impresa, ha più chance di essere ascoltato dai giovani, e anche dalle persone con diabete tipo 2.
Un altro ritorno educativo delle grandi imprese sportive è l’effetto trainante – non certo verso l’impresa estrema – ma verso la pratica regolare di uno sport, specialmente se aerobico come l’escursionismo, il nuoto o il ciclismo degli esempi citati.
Una ETP modernamente intesa ha come obiettivo, oltre a diffondere conoscenza, favorire la motivazione al cambiamento. Questa sfida non è semplice e viene affrontata opportunamente adottando strategie convergenti. Un ruolo importante è svolto dalle associazioni di persone con diabete, particolarmente da quelle finalizzate all’attività fisica che, insieme alle pubblicazioni e ai siti web dedicati, consentono quello scambio di esperienze fra pari, che è considerata una spinta motivazionale molto efficace.
In quest’ottica sono orientati anche i setting residenziali dell’ETP, cioè i campi-scuola o i week- end lunghi, sia per giovani che per adulti. In queste occasioni formative, oltre allo scambio fra le persone con diabete, le leve più efficaci sono risultate il “fare insieme” – grande test di credibilità per gli operatori sanitari – e l’approccio autobiografico (descritto in altra parte del Barometro).

Aldo Maldonato
DESG
Gruppo di Studio per l’Educazione Terapeutica

BIBLIOGRAFIA
1. Golay A, Bloise D, Maldonato A: The education of people with
diabetes. In Pickup J, Williams G: Textbook of diabetes mellitus.
Blackwell Science, Oxford, 2003. pp 38.1-38.13