Mattia Tanza – alpinista

Accade tutto in un attimo, accade che ti volti un secondo e ti ritrovi con un nuovo futuro. In quell’attimo, in quel frangente, non hai tempo di chiederti cosa lasci, non hai tempo nemmeno di pensare a cosa troverai, semplicemente cerchi di capire cosa accade ed inizi a giocare a scacchi su un nuovo terreno di gioco, forse ancora più complicato.
A sedici anni la vita è movimento, voglia di guardare, sentire, toccare, provare emozioni ed è così che si scoprono le passioni, le reali necessità, ciò che più di tutto ci realizza. In quei giorni credo di avere cercato anch’io una passione e, son certo, di averla trovata. In quei giorni particolari in cui avevo necessità di andare, di muovermi, di sentire, di provare emozioni ho incontrato le montagne. Muovendomi a piedi e sugli sci ho iniziato a sentire, toccare, provare: da allora tutto è stato un crescendo. Ho iniziato a vivere la montagna camminando.
Questo è stato il mio approccio allo sport, non proprio il primo dato che, in tenera età, vari tentativi, tra cui calcio e karate, erano andati falliti. Ed ecco invece la folgorazione: potersi muovere il libertà tra le montagne di casa. Ho iniziato camminando, poi correndo, poi ho messo un paio di sci ai piedi per vivere l’inverno, per poi passare alla roccia e quindi all’arrampicata evoluta fino allo scalare i flussi d’acqua ghiacciati e le pareti innevate.
Come con la montagna, in un attimo, anche il diabete è piombato nella mia vita; ma se, quando ho iniziato, delle montagne già conoscevo qualcosa, del diabete conoscevo ben poco, avevo solamente l’idea che fosse un gran scocciatura. In quei giorni correvo spesso dato che al terzo anno di università l’orario flessibile delle lezioni e la vita fuori casa mi permettevano di dedicare a me stesso molto tempo. Vivevo sul lago di Como e quasi ogni giorno salivo a Brunate di mattino presto per guardare il lago dall’alto del faro. I primi giorni pensavo di essere solo stanco, poi la sensazione è diventata sempre più fastidiosa.
Dimagrivo e non capivo. Correvo e camminavo ma ogni volta dovevo fare un grande sforzo per trovare le energie necessarie, finché un giorno ho smesso di muovermi. Poi, a distanza di un mese, il solito iter: ricovero, iniezioni, glicemia, emoglobina, ipoglicemia, iperglicemia, dimissioni dall’ospedale. Mentre familiarizzavo con la terminologia, la mia mente elencava gli obiettivi della stagione arrampicatoria, le montagne da scalare ed i luoghi nei quali viaggiare. Ma ogni meta ed ogni obiettivo si arrestavano di fronte a questo nuovo ostacolo. “Cosa farò?” mi domandavo.
La complicità di un medico, anche lui appassionato di montagna, e una voglia di andare infinita hanno fatto il resto: pochi giorni dopo le dimissioni sono andato ad arrampicare su una montagna vicino a casa e ho provato la prima tosta ipoglicemia. A distanza di pochi mesi mi sono cimentato in alcune gare di scialpinismo scontrandomi con la difficoltà di gestire sforzi intensi e prolungati.
Ora, dopo vari tentativi, diabete e montagna si coniugano nelle mie giornate rendendo ogni cosa un po’ più semplice. Avere una grande passione per tutte le discipline collegate alla montagna mi permette di associare alla cura della malattia un consistente dose di attività sportiva in ogni stagione dell’anno. La voglia di viaggiare ed esplorare mi porta in giro per il mondo ma richiede costanti ed intensi allenamenti che, ogni volta, mettono alla prova la mia capacità di comprensione e gestione del diabete. Rinnovo ogni giorno questo impegno nello sport nel tentativo di convivere al meglio con la malattia.
Ora, a distanza di un po’ di tempo, la gestione del diabete è più semplice e la convivenza un po’ meno forzata. Questi risultati sono dovuti anche ai traguardi raggiunti in giro per il mondo: nel 2003 ho attraversato lo Hielo Continental Sur in Patagonia, esplorando con gli sci ai piedi uno dei ghiacciai più belli della terra, nel 2006 è stata la volta del Pik Lenin, alta montagna del Kirghizistan, ed ora, nel 2007, ho potuto visitare le isole Svalbard in Norvegia, territorio al limite del circolo polare artico.
Questi sono solo alcuni dei sogni alpinistici che avevo e che nonostante il diabete sono riuscito a realizzare. Nel mio immaginario vi sono le montagne del mondo e la natura incontaminata pronta per essere vista ed, in parte a modo mio, esplorata. Queste esperienze vissute con l’associazione Alpinisti Diabetici In Quota mostrano un modo diverso di convivere con il diabete, ma soprattutto testimoniano che non bisogna porsi limiti nella realizzazione dei propri sogni. Ora appoggio la penna e guardo la foto di quella stupenda montagna appesa al muro, prossimo luogo da visitare, provo la glicemia, esco sul balcone e guardo la linea dell’orizzonte laddove si chiude sulle montagne di casa. Il sole ormai tramonta, illuminando altre valli e altri posti, la voglia di muovermi e di viaggiare mi infiamma di nuovo mentre sogno ad occhi aperti la nuova metà convinto che nulla mi sia precluso.

PROFILO
Mattia Tanza, 27 anni. Diplomato in ingegneria dell’ambiente e delle risorse presso il Politecnico di Milano nel 2003, è attualmente impiegato presso una società di ingegneria che ha sede in provincia di Bergamo. Da sempre vive e frequenta le montagne dell’alta Val Seriana dove ha sviluppato la passione per l’alpinismo. Gareggia dall’età di 18 anni in competizioni di scialpinismo partecipando a diverse edizioni del Sellaronda Ski-Marathon e a vari Rally e gare del circuito delle Alpi Centrali. L’ultima avventura affrontata risale all’Aprile del 2007 alle isole Svalbard nei pressi del Circolo Polare Artico dove ha compiuto un’attraversata di 200 km in totale autonomia.