Mens sana in corpore sano

Di recente ho avuto l’opportunità di soffermarmi su alcune riflessioni grazie a tre quesiti posti da un pediatra diabetologo circa la mia passione per l’alpinismo, la sua genesi, il suo sviluppo, il radicamento, il peso e il ruolo che, con il passare degli anni, ha assunto nella mia vita.
In un secondo momento, l’essermi riproposto questi interrogativi mi ha fatto scoprire qualcosa di più di me stesso, delle mie convinzioni e delle mie motivazioni legate all’alpinismo.

Perché è importante fare sport?
In prima battuta direi per mantenere l’equilibrio, perché fare sport è una questione di sanità mentale. Questa risposta poco o nulla c’entra con il diabete ma dopo più di vent’anni di costante pratica, l’alpinismo e con esso gli allenamenti di preparazione, rappresentano un’oasi dedicata a me stesso nell’arco dell’intera giornata, per rilassarmi nel piacere della fatica fisica, scaricando così tensioni e stress accumulati nelle ore di lavoro. Non un semplice stile di vita ma un’esigenza primaria né più né meno che respirare l’aria. Ma, ahimé, non tutti i giorni sono uguali agli altri e capita, anche di frequente, di non riuscire a ritagliarmi questi spazi quotidiani e allora mi rendo conto della loro essenzialità.
Il mattino, quando sono già concentrato sugli impegni professionali, spesso mi consolo pensando alla corsa serale o alla seduta di arrampicata. Per indole lavoro per vivere e non viceversa. Vivo l’alpinismo come un sottile fil rouge che collega un’ascensione appena compiuta con il successivo sogno da realizzare, senza soluzione di continuità, in un effetto di armoniosa ciclicità, vivendo con gioia ogni piccola avventura, ogni tappa di avvicinamento alla nuova meta.
Si sa che esistono diversi gradi di approccio allo sport, passioni più o meno accentuate, ma la magia di esso non tradisce mai, qualunque sia l’intensità e gli obiettivi che ci si prefigge, perché il senso di gratuità e di libertà nel benessere psicofisico rimangono inalterati.
Fare sport, preferibilmente all’aria aperta (ma non necessariamente) non è importante per un diabetico, è vitale. Non parlo dello sport agonistico, dell’alpinismo a 8.000 metri che rappresenta una scelta personale, in sé molto impegnativa e non scevra da rischi in quanto può tradursi in un’uteriore variabile di potenziale disequilibrio metabolico (e quindi discutibile), ma piuttosto sto parlando di gioco e divertimento, di piacevoli biciclettate, passeggiate, corsa a piedi e trekking.
Sono sufficienti un paio di comode scarpe da ginnastica per lasciarsi alle spalle pensieri, preoccupazioni e soprattutto sovrappeso e iperglicemie.

Come scegliere lo sport?
Mi sono appassionato all’alpinismo in tempi di apertura medico-scientifica, sociale e culturale nei confronti dello sport assai meno favorevole rispetto ai tempi odierni. Dal mio punto di vista non esistono sport consigliabili e sport sconsigliabili, esistono piuttosto discipline con minori e maggiori rischi, con migliore o minore efficacia sul diabete. Un possibile criterio nella scelta dell’attività sportiva è il grado di divertimento, di intimo appagamento che essa procura. Vero è che tutte le attività aerobiche (per esempio ciclismo, podismo, sci di fondo, trekking) aiutano notevolmente il metabolismo alterato del soggetto diabetico. Non è superfluo aggiungere quanto le attività aerobiche aiutino a migliorare l’efficacia dell’insulina, il raggiungimento del peso corporeo ideale e a mantenerlo, a preservare dai rischi cardiovascolari. Questi sono innegabili benefit dell’esercizio fisico aerobico ma è altrettanto evidente che i diabetici sono persone come le altre con inclinazioni, aspirazioni e passioni che qualche volta possono non coincidere con le esigenze terapeutiche. Allora in questi casi come scegliere? Io scelgo il compromesso, o meglio, aderisco e sostengo l’idea del “meglio piuttosto che niente”. Uno sport può non ottenere i risultati sperati da un punto di vista prettamente terapeutico ma può risultare utile dal punto di vista formativo, del cambio di atteggiamento e mentalità del paziente nei confronti della propria patologia, un esito tutt’altro che trascurabile.

 Come motivare (motivarsi) allo sport?
È un ulteriore aspetto connesso alla scelta, al senso di piacere e libertà insito nello sport prescelto.La natura stessa dell’alpinismo aiuta e alimenta la motivazione dei suoi praticanti in quanto è un’attività che non si esaurisce nella semplice pratica sportiva. Il coinvolgimento atletico è solo una parte di un mondo più complesso e articolato dove coabitano aspetti tecnici, che all’acme possono rasentare forme di autentica arte espressiva interiore e esteriore (per esempio l’arrampicata libera), con aspetti emotivi e di alta concentrazione mentale.
L’alpinismo affascina, seduce e conduce. Come diabetico, per esempio, farei fatica a concepire la corsa come un aspetto terapeutico per la cura del mio diabete di tipo 1. Pensare invece alla corsa come a un momento di relax, di abbandono della mente alla fatica muscolare del corpo, leggero e senza preoccupazioni mi tenterebbe già molto di più. La cosa straordinaria è che l’una non esclude l’altra: una tranquilla passeggiata quotidiana e costante nel tempo, giova allo spirito ma anche al nostro metabolismo. La mia esperienza sportiva riconosce la motivazione come un gioco ad incastro, dove ogni tessera ha un ruolo e uno scopo: la maratona mi serve per preparare una salita in altissima quota senza l’uso di ossigeno e gli allenamenti quotidiani di corsa a loro volta mi servono a preparare la maratona e infine gli allenamenti mi servono come momento di rigenerazione da una giornata di duro lavoro. Tante scatole cinesi, frammentate in una moltitudine di obiettivi e risultati intermedi verso un’unica direzione. La mia motivazione principale è vivere lo sport nel presente, adesso, e non con prospettive ad ampio raggio e a lungo termine: ogni giorno è una storia diversa, un nuovo capitolo oppure anche un nuovo capitombolo!

 Marco Peruffo
dopsy@libero.it