Motivazione, un valore aggiunto

Cambiare lo stile di vita!!
Quante volte abbiamo sentito queste parole, belle e stimolanti ma difficili da applicare all’insorgere di una malattia cronica come il diabete. Come si possono cambiare le abitudini di vita quando alle spalle si hanno già quaranta, cinquanta, sessant’anni o più. Quando il corpo è “grasso”, quando l’obesità è difficile da eliminare e da combattere? Quando i mass media ci “invitano”, da un parte, a consumare prodotti certamente dannosi anche se molto appetibili e dall’altra ci propinano diete di ogni tipo venute fuori dalle più ambigue fantasie di dotati imbonitori. E come conciliare tutto ciò con gli allarmismi creati dalle nostre Istituzioni che con le varie pubblicità progresso o slogan ad effetto, ci ricordano che l’obesità è il male del secolo, che siamo sempre più esposti alle malattie cardiovascolari, che è necessario, quindi, cambiare le abitudini di vita. E allora, le domande sono naturali e scontate.

Come si cambiano queste abitudini di vita?
Quali strumenti operativi ci mette a disposizione la nostra Comunità?
Non esistono risposte categoriche, tuttavia è possibile fare alcune considerazioni sforzandosi di porsi dal punto di vista di chi vuole o deve modificare queste abitudini. È lo stile di vita che si deve adattare alle esigenze del corpo oppure è il corpo che si deve conformare allo stile di vita? È una domanda a cui è difficile dare risposte perché, per quanti sforzi la comunità scientifica compia in termini di ricerca, di programmazione, di educazione terapeutica strutturata, corretta e centrata sul paziente e quant’altro, i dati epidemiologici restano allarmanti per l’andamento epidemico di questa malattia negli anni a venire e per il continuo aumento delle complicanze croniche. Occorre, allora, individuare strategie per riuscire ad avere un reale e fattivo coinvolgimento delle persone diabetiche, in una loro reale autonomia e senso di responsabilità. In un’unica parola, occorre lavorare sulla MOTIVAZIONE. In definitiva il tutto deve tradursi in curiosità e interesse da parte del paziente alla scoperta di nuovi orizzonti che diano gratificazione e soddisfazione. Questo, forse, potrebbe essere il primo passo verso un cambiamento dello stile di vita. Il resto lo dovrebbe fare il potere pubblico attraverso una serie di campagne ricche di umanità, di fantasia e di cultura. È un’utopia, è vero, ma bisogna crederci per poter andare avanti.

Maurizio Di Mauro
Direttore Cramd
Università di Catania