Perché l’attività fisica è così efficace? Born to Run

Negli ultimi due decenni sono state prodotte numerose evidenze scientifiche sugli effetti protettivi dell’attività fisica aerobica sullo sviluppo del diabete mellito di tipo 2. Le conclusioni degli studi clinici sono supportate dai risultati degli sugli effetti fisiologici dell’esercizio fisico aerobico sulla utilizzazione dei substrati energetici, sulla sensibilità insulinica e sulla composizione corporea. Le evidenze prodotte dalla ricerca mediante studi epidemiologici, di intervento non-controllati e controllati hanno raggiunto simili conclusioni. Si dimostra che la modifica dello stile di vita che include una attività fisica aerobica di moderata intensità e della durata di almeno circa 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana riduce di circa il 60% l’incidenza del diabete mellito di tipo 2 (evidenza di tipo A, EBM).
Abbiamo, pertanto, a disposizione un’arma preventiva e terapeutica particolarmente efficace per arrestare o rallentare l’epidemia diabete prevista per i prossimi decenni. Un’importante evidenza dei benefici dell’esercizio fisico è stata ottenuta su persone con diabete di tipo 2. Tali soggetti sono stati sottoposti ad adeguati programmi di attività fisica che hanno rappresentato parte essenziale della terapia, comportando una riduzione dell’utilizzo di farmaci con conseguente diminuzione delle spese farmaceutiche e socio-sanitarie.
L’applicazione di tali programmi di attività fisica in Italia hanno dimostrato che è possibile convincere le persone sedentarie a praticare regolarmente l’attività fisica e che camminare 4-5 km al giorno, tutti i giorni, determina la diminuzione della pressione arteriosa di 7-9 mmHg, della circonferenza vita di 4-5 cm e del peso di 3 kg, della glicemia del 20%, dei lipidi ematici del 30%. Conseguentemente, il rischio d’infarto nei successivi 10 anni viene ridotto del 20%. Dinanzi a questi risultati nasce spontanea la domanda Perché l’attività fisica è così efficace? La risposta è nel nostro DNA. L’attività fisica era indispensabile per la sopravvivenza dei nostri progenitori ed il patrimonio genetico della specie umana si è selezionato di conseguenza.
In un articolo pubblicato sulla rivista Nature ed intitolato “Born to Run” (Nato per correrre) vengono paragonate le caratteristiche metaboliche, fisiologiche e biomeccaniche dell’uomo con quelle di altre specie animali. Dal confronto emerge che l’uomo ha grandi doti di resistenza alla corsa paragonabili e, talvolta, superiori a quelle di quadrupedi specializzati come ad esempio il cavallo. Durante la corsa i tendini achillei allungati e l’arco plantare ricurvo servono a restituire energia elastica, i muscoli grandi glutei e la dissociazione testa tronco a stabilizzarci, la povertà di rivestimento pilifero, la ricchezza di ghiandole sudoripare e la respirazione con la bocca a disperdere il calore.
Questa capacità di correre per lunghe distanze con grande efficienza metabolica (all’aumentare della velocità di corsa si riduce il consumo energetico al km) era indispensabile per cacciare e trovare il cibo nell’ambiente della savana in assenza di armi per colpire a distanza. Alla fine è stata proprio questa predisposizione alla corsa e a coprire lunghe distanze che ha consentito ai nostri progenitori di nutrirsi con cibo ricco in proteine ed ha favorito lo sviluppo del sistema nervoso centrale con i vantaggi evolutivi che abbiamo maturato nel corso di milioni di anni rispetto alle altre specie animali. Un’altra caratteristica ambientale che ha comportato una selezione genetica del metabolismo è stata la frequente esposizione delle popolazioni a periodiche carestie.
Si è selezionato ed è stato trasmesso il patrimonio genetico degli individui non solo fisicamente più abili ma anche “risparmiatori”. Il genotipo del risparmio e caratterizzato dalla capacità di immagazzinare con grande efficienza le calorie fornite dai pochi substrati ingeriti e di ridurre al massimo il dispendio energetico dovuto all’attività fisica obbligatoria per la sopravvivenza. Ciò consentiva di avere le riserve necessarie per superare i lunghi digiuni ed aumentava le possibilità di nutrirsi e cacciare, dato che al bisogno erano disponibili preziose scorte energetiche.
Nella situazione ambientale attuale in cui abbiamo grande disponibilità di cibo e non è più necessaria l’attività fisica per lavorare o nutrirsi il genotipo del risparmio aumenta il rischio di obesità, di diabete e di sindrome metabolica. Ne deriva che la pratica regolare dell’attività fisica nel tempo libero diventa obbligatoria ai nostri giorni per consentire all’organismo di tornare alle origini e valorizzare al meglio il nostro patrimonio genetico attraverso la fisiologica attivazione del metabolismo.

Pierpaolo De Feo
Direttore Centro CURIAMO
(Centro Universitario di Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria) –
Università degli Studi di Perugia

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