Questione di peso

Se la matematica non è opinione – e di certo non lo è – da molti anni ormai non tornano più i conti della classica equazione ‘energetica’ che auspica le pari opportunità tra calorie ingerite e calorie consumate. Tuttavia, continuare a ripetere come un disco rotto a persone con diabete, amici e famigliari che bisogna tagliare le porzioni e muoversi di più, per quanto sacrosanto, rischia di generare l’effetto opposto. Per questo è necessario trovare un nuovo linguaggio per trasmettere lo stesso messaggio di sempre – l’attività fisica fa bene! ma in modo da risvegliare l’attenzione di coloro ai quali è diretto. E in questo la stampa americana è veramente maestra. A cominciare dalle copertine. ‘Storica’ e proiettata a tutti i congressi di diabetologia quella dell’Economist che riscrive l’evoluzione dell’uomo dalla scimmia all’homo informaticus ingobbito e ingrassato di fronte al computer, ma di grande efficacia anche quella di Time che invita tutti a liberarsi dei chili di troppo (e quelli di cui dovrebbero liberarsi negli Stati Uniti sono veramente molti…) utilizzando la metafora del perdere la ‘ruota di scorta’ (così gli americani chiamano pancetta e maniglie dell’amore). Il 6 giugno 2005 Time ha dedicato l’apertura e uno speciale di 21 pagine proprio al problema dilagante dell’obesità a stelle e strisce, che sta poi diventando un problema planetario. L’idea che ha ispirato questo servizio, spiega Claudia Wallis nell’introduzione, viene da una considerazione di Tim Church, direttore medico del Cooper Institute di Dallas, un centro di ricerca sulla fitness. “L’America – riflette Church – sta vivendo due epidemie, l’obesità e l’inattività fisica. Ma mentre la prima è oggetto di conversazione ai party e di libri bestseller, la seconda è bellamente ignorata”. Eppure sono in molti a ritenere che i benefici dell’attività fisica siano addirittura superiori a quelli della dieta. E non solo per le persone con diabete o per i cardiopatici, ma anche per le persone con diabete affette da neoplasie e naturalmente per quelle obese. Ma allora perché tutto questo sbilanciamento di attenzione e di interventi sul fronte dell’obesità? Per un motivo molto semplice: l’obesità è facile da vedere e da misurare (basta un metro e una bilancia).
Il livello di attività fisica e di fitness a questa correlata, no. Perché ‘fitness’ non significa tanto essere magri, ma essere in buona salute. E gli esperti elencano almeno 7 componenti della fitness: composizione corporea, funzionalità cardio-respiratoria, flessibilità e range di movimento, forza muscolare, resistenza, equilibrio, agilità e coordinazione. Misurarli significa spendere un sacco di tempo e di soldi. Altro che salire su una bilancia! Ma naturalmente questo non rappresenta un’attenuante. Anche perché si può essere ‘in forma’ anche da obesi. Nel 2005 per la prima volta nella storia,di fronte a questa epidemia di sedentarietà rampante e a questo esercito di ‘sacchi di patate’, gli autori delle Guidelines Dietetiche per gli Americani hanno incluso nelle raccomandazioni dai 30 ai 90 minuti di attività fisica al giorno, la maggior parte dei giorni della settimana. E questo non significa spendere fortune per iscriversi in palestra e dotarsi di completi sportivi all’ultima moda. Basta una camminata a passo veloce. Anche se, onestamente, la maggior parte delle città americane e delle grandi metropoli europee sono costruite più a misura di macchina che di bipedi! Esistono naturalmente le eccezioni, anche in Paese come gli Stati Uniti. Qualcuno ad esempio si è preso la briga di calcolare che il tipico maschio americano Amish fa in media 18.425 passi al giorno, contro gli appena 5.000 dell’Americano medio. Ma gli Amish sono una setta che disdegna il ricorso alle macchine e ad altre comodità della vita moderna. Difficile proporli come modello ai giovani d’oggi. Così, sempre alla ricerca di nuovi argomenti capaci di titillare la voglia di attività fisica, Newsweek è uscito a Marzo con un articolo che introduce il concetto che l’attività fisica è in grado non solo di allenare i muscoli, ma anche il cervello. In una sorta di revival del vecchio adagio ‘mens sana in corpore sano’, Mary Carmichael, autrice dell’articolo, cita una serie di recentissimi lavori scientifici che dimostrano come l’allenamento renderebbe più intelligenti, favorendo la crescita di nuovi neuroni e la formazione di sinapsi. Una scuola di pensiero che porta acqua al mulino degli ‘studenti-atleti’ che popolano i campus universitari americani, ma che per la verità era stata intuita millenni fa dalla cultura dell’antica Grecia che considerava l’attività fisica importante almeno quanto l’apprendimento stesso. E non solo perché manda più ossigeno al cervello. I moderni strumenti diagnostici hanno permesso infatti di scoprire che tutte le volte che un bicipite o un quadricipite si contrae e si rilascia, i muscoli riversano nel torrente sanguigno una serie di sostanze, tra le quali l’IGF-1 che attraversa la barriera emato-encefalica e arrivano al cervello. Qui l’IGF-1 provoca il rilascio di una serie di neurotrasmettitori, tra i quali il BDNF (brain-derived neurotrophic factor), una sorta di combustibile per tutte le attività cognitive superiori.
Uno studio pubblicato quest’anno sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences e citato da Newsweek, ha dimostrato per la prima volta che, quanto già osservato da tempo sugli animali, accade anche nell’uomo. L’esercizio fisico fa aumentare i livelli di questo super combustibile dell’intelligenza e, cosa ancora più importante, li fa aumentare anche nelle persone ormai avanti con gli anni, che in genere presentano bassi livelli di BDNF. Ma ancora più incredibile è che questa crescita quasi miracolosa di neuroni e di sinapsi viene osservata dopo appena tre mesi di regolare attività aerobica. La zona più interessata da questa ‘fioritura’ di nuove cellule nervose è stata individuata nel giro dentato dell’ipocampo, un’area deputata all’apprendimento e alla memoria. In altre parole l’attività fisica non si limiterebbe a rallentare i processi di invecchiamento, ma sarebbe addirittura in grado di invertirli. Un altro studio ha dimostrato che l’esercizio fisico provoca un aumento di volume dei lobi frontali, il centro del funzionamento esecutivo, ovvero delle capacità decisionali e di pianificazione). Ma i benefici di una regolare attività aerobica non riguardano solo la terza età, anzi sembrano anche più evidenti nell’età evolutiva. E gli studi al riguardo sono così convincenti che la Senatrice Katie Stine dello Stato del Kentucky ha di recente proposto l’introduzione di una mezz’ora di attività fisica giornaliera obbligatoria a scuola. Un esempio certamente da seguire. Test di intelligenza alla mano.

Maria Rita Montebelli
Giornalista

FONTI:
Time, 6 giugno 2005 (“Lose that spare tire!”)
Newsweek, 26 marzo 2007 (“Stronger, faster, smarter”)