Risultati “Risparmio di spesa” per farmaci

Nel 2005, un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che le patologie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie croniche, malattie muscolo- scheletriche e problemi di salute mentale) sono responsabili dell’86% dei decessi in Europa, con tendenza costante all’aumento anche dei relativi costi diretti e indiretti, che consumano in media il 77% del budget per la salute dei Paesi membri dell’Unione Europea. Dal 1960, la spesa sanitaria dei Paesi aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), tra cui l’Italia, è salito mediamente di circa 5 punti percentuali attestandosi al 9% del PIL (dal 6 al 15,3%), con una spesa media procapite di 2759 dollari: si tratta di un dato che indica l’accresciuta attenzione dei governi nazionali nei confronti del settore della sanità. L’incremento della spesa sanitaria si deve in gran parte alla forte domanda di farmaci degli ultimi anni. Nel 2005, gli Stati Uniti hanno avuto il maggior tasso di spesa pro capite destinata ai farmaci, maggiore dell’86% della media OCSE (pari a 792 dollari a testa). Gli Stati Uniti sono seguiti da Canada, Francia, Spagna e Italia. L’uso di farmaci è in aumento non solo in termini di spesa, ma anche in termini di quantità di farmaci consumati.

Senza dubbio uno dei fattori che contribuisce di più a questa tendenza è l’invecchiamento della popolazione, oltre all’aumento della prevalenza del diabete e dei disturbi psicologici. In Italia la cura per il diabete assorbe il 6,7% della spesa sanitaria complessiva, con un costo per paziente che è più del doppio della media nazionale. Il paziente diabetico assorbe mediamente risorse sanitarie per circa 3 mila euro all’anno. Questa cifra, riportata a tutta la popolazione diabetica, si traduce in un costo complessivo di oltre 5 milioni di euro. La prevedibile espansione della richiesta sanitaria va di pari passo con una assoluta necessità di contenimento dei costi e di razionalizzazione delle risorse. In questo senso una diminuzione dell’1% della prevalenza di sovrappeso e obesità potrebbe far risparmiare il 3,3% dell’intera spesa sanitaria. Pertanto, tutti gli interventi volti a migliorare lo stile di vita e incrementare l’attività motoria e l’esercizio fisico hanno un potenziale impatto positivo sul risparmio di spesa per il servizio sanitario nazionale. L’Italian Diabetes Exercise Study (IDES) rappresenta un interessante modello per valutare l’intervento in termini di costo/beneficio. Nel disegno sperimentale dell’IDES è stato previsto il monitoraggio e la registrazione dei farmaci assunti dai pazienti sia del gruppo di controllo che del gruppo di intervento all’ingresso nello studio e per tutta la durata dello studio. Pertanto, è possibile fare un’analisi dei costi sostenuti dai pazienti e dal SSN sia per la cura della sindrome metabolica che per altre patologie non correlate al diabete di tipo 2 o all’obesità. L’analisi dei costi dell’IDES è utile per rispondere alla domanda se l’esercizio fisico strutturato e supervisionato consente di ridurre la spesa farmaceutica in persone affette da diabete e sindrome metabolica. I dati vengono riportati in euro con i costi dei farmaci riferiti all’anno solare dello studio ed espressi come costo/paziente/anno. Nella Figura 1 sono riassunti i costi medi per paziente per anno durante lo studio sia nel gruppo di controllo (in verde) che in quello di intervento (blu) per tutti i farmaci. I dati dimostrano come la spesa farmaceutica nei pazienti arruolati era prima dell’ingresso nello studio pari a 570-590 euro all’anno, senza differenze significative tra i due gruppi. Durante l’anno dello studio si è assistito ad un graduale incremento dei costi per farmaci, più evidente nel gruppo di controllo. Questo fenomeno dell’aumento della spesa non è sorprendente ed è comune a tutti i trials clinici in quanto riflette la maggiore attenzione alla terapia del paziente per il rigoroso rispetto degli obiettivi delle linee guida. Dai dati della figura è evidente che già a tre mesi dall’inizio dell’intervento si realizza una forbice tra i costi del gruppo di controllo e quello trattato con esercizio-terapia. La differenza è ancora più netta quando si paragonano i dati riguardanti la spesa per i farmaci correlati alla sindrome metabolica: ipoglicemizzanti, ipolipemizzanti e anti-ipertensivi (Figura n. 2). I pazienti del gruppo di controllo prima dello studio spendevano in media all’anno per questi farmaci 527 euro e a fine studio 664 euro. I pazienti del gruppo di intervento partivano con una spesa media di 548 euro per finire con 608 euro. Il delta di incremento della spesa nel gruppo di controllo era pari a 137 euro in un anno, mentre nel gruppo di intervento era pari a 50 euro con una differenza altamente significativa (p<0,01). La differenza nel trend di incremento della spesa nei due gruppi è ben visibile nella Figura 3. In pratica, la riduzione dell’incremento della spesa per farmaci per la sindrome metabolica ottenuta grazie all’intervento con l’esercizio fisico era pari al 64% in termini relativi e a 87 euro/anno/paziente in termini assoluti. Il risparmio di spesa farmaceutica così calcolato è altamente sottostimato. Infatti, va considerato che il gruppo di intervento ha avuto significativi benefici in termini di miglioramento del controllo glicemico e di diversi noti fattori di rischio cardiovascolare (come riportato in altre sezioni di questo numero). Pertanto, oltre all’immediato beneficio economico a breve termine rimane da valutare il ben più vantaggioso risparmio a lungo termine per riduzione delle complicanze micro e macro vascolari del diabete e degli eventi associati in termini di farmaci, prestazioni sanitarie e giornate lavorative. L’enorme impatto economico delle complicanze del diabete è evidente: fatto pari a 1 il costo del paziente privo di complicanze, tale costo sale a 2,6 per la presenza di sole complicanze macrovascolari, a 3,5 per la presenza di sequele microvascolari, e a 4,7 per la presenza di entrambe. Quindi i benefici economici sulla spesa per farmaci documentati dall’IDES rappresentano la parte meno rilevante del risparmio di spesa che si può ottenere mediante un intervento con l’esercizio fisico supervisionato e strutturato nel diabete mellito di tipo 2. In conclusione, l’IDES conferma che gli interventi per promuovere l’attività fisica delle persone con diabete mellito di tipo 2 consentono a breve termine un risparmio di spesa di circa il 50%. A lungo termine il beneficio economico è superiore poiché la modifica dello stile di vita riduce il rischio di eventi cardiovascolari e di alcune neoplasie. Pertanto, non solo è possibile ridurre i costi del diabete con l’esercizio fisico ma è indispensabile, considerate le stime di incremento dell’impatto economico della patologia.

Pierpaolo De Feo
Professore Associato di Endocrinologia
dell’Università di Perugia