SCI NORDICO IN VAL DI FIEMME

70 CHILOMETRI CON GLI SCI IN TECNICA CLASSICA NELLA MARCIALONGA

Giovedì sera. Il cielo si annuvola e inizia a cadere qualche fiocco. Sembra l’ennesima presa in giro agli sciatori più scatenati, ma non è così! Una rapida consultazione alle previsioni meteo e svaniscono tutte le speranze di gareggiare su una pista veloce e consolidata. La neve compatta e ghiacciata, che avevamo sognato per la domenica, giorno di gara, sta piano piano scomparendo sotto alla copiosa nevicata che rallenterà notevolmente il percorso e renderà la competizione più faticosa. Non ci si può tirare indietro a questo punto, d’altra parte ho acquisito una buona resistenza e una buona preparazione, nell’ultimo mese, grazie soprattutto alla vicina pista del Piano del Tivano che mi ha permesso di sciare quasi tutti i giorni. Il viaggio verso la Val di Fiemme risulta un vero calvario, le strade sono intasate da più di cinquanta centimetri di neve fresca ed alcuni camion in panne hanno bloccato la circolazione su parecchie strade. Venerdì pomeriggio raggiungiamo Cavalese dopo sette ore di viaggio. Le Dolomiti ed il fondovalle sono imbiancate e rievocano le prime edizioni della Marcialonga quando la neve non si faceva desiderare ed era presente per parecchi mesi dell’anno in tutta la vallata. L’instabilità atmosferica non consente la consueta scelta dei materiali e delle scioline prevista per il sabato mattina e così dobbiamo accontentarci di una tranquilla ricognizione di alcuni tratti del percorso su una pista ancora in fase di preparazione. Più passano le ore, più l’insicurezza si fa generale e tutti i concorrenti cercano di percepire più informazioni possibili per non incappare in scelte errate che potrebbero compromettere il proprio risultato.
Io, da perenne indeciso, rimando tutto all’indomani prima della partenza.
Alle 5 mi sveglio, mi aspetta una colazione abbondante; dopo di che, mi reco sul posto di partenza. Anche se è molto presto, c’è già parecchio caos, gli atleti più forti stanno già testando i propri sci. Riesco a trovare un varco dove poter accedere al percorso e insieme ai miei compagni di squadra ci dedichiamo alla scelta dei diversi materiali. Decidiamo insieme di non applicare nessuna sciolina di base ma solo due strati sottili di stik solida in modo da garantire una buona tenuta solamente nei primi chilometri ed essere più veloci nei successivi, dove non vi sono grosse asperità altimetriche. Alle 8,15 il tradizionale sparo dà il via alla gara. Comincio a spingere… percorro pochi metri… tutto sembrerebbe filare liscio quando improvvisamente vedo cadermi davanti agli occhi Lara Peyrot, una delle favorite e, in gara e di seguito, l’amico Innocente che appena mi precede. Impossibile evitarli, ci sono concorrenti sia sulla mia destra sia sulla mia sinistra. Li inforco in pieno, entrambi e cado sopra di loro. I concorrenti dietro di noi fanno lo stesso. È un terribile groviglio di gambe, braccia, sci e bastoncini. Quando finalmente riesco a districarmi dalla gigantesca ammucchiata che si è formata, vedo passare davanti a me parecchi atleti con il pettorale numero seicento. Non mi scoraggio e penso a recuperare le posizioni perse a causa della caduta… ma la pista si stringe, inizia la salita che porta a Moena. È il punto più stretto di tutto il percorso, esco dai binari e salgo fuori dalla traccia evitando così le colonne che si stanno formando. Lentamente recupero alcune posizioni e nei tratti pianeggianti che seguono riesco ad accodarmi ad un gruppetto che procede abbastanza spedito. Un’altra salita e decido di superare anche questo, mi sento in forze e spero di raggiungere alcuni amici che so di trovare davanti a me. Affronto deciso uno strappo sopra il paese di Soraga e scopro di essere nei primi settanta da un appassionato locale che sta contando ad alta voce tutti i passanti. Così rimango in scia di questo trenino per parecchi chilometri, non sono ancora al limite ma so che con queste condizioni è prudente risparmiare un po’ di energie che potrebbero essere fondamentali nel tratto finale. Bevo a tutti i rifornimenti e integro con dei carboidrati liquidi che porto con me nel marsupio. Ecco la temutissima salita che porta a Moena, ho percorso trentacinque chilometri, l’affronto nelle prime posizioni e giunto quasi al termine mi accorgo di aver guadagnato parecchio terreno al quartetto di norvegesi che ci precedono ormai di pochi secondi. Con l’aiuto degli altri siamo finalmente sulle loro code, quando, il percorso, costeggiando il fiume, diventa un falsopiano regolare in leggera discesa. Superiamo i paesi di Predazzo, Ziano e Tesero e assorbiamo nel gruppo anche Cristina Paluselli, la prima donna. I chilometri scorrono più lentamente ora, tutti hanno accumulato stanchezza e Cavalese sembra davvero un miraggio. Resta l’ultimo tratto in salita. Sono costretto a sciolinare, gli sci non garantiscono una sufficiente tenuta. L’operazione mi ruba soltanto una ventina di secondi dopo di che riparto con grinta. Supero alcuni avversari e alcuni superano me, finalmente la salita si abbatte ed entriamo in paese. La folla incita tutti i concorrenti a suon di campane e urla. Ecco il sospirato traguardo. Sono sessantaseiesimo assoluto in 3h 43’ 42’’. È il mio miglior risultato delle quattro edizioni disputate. Il minimo distacco accusato dai primi mi darà diritto al gruppo di merito di tutte le gran fondo mondiali per i prossimi due anni. Il norvegese Jorgen Aukland domina in 3h 24’ 47’’, ben 25 minuti impiegati più della scorsa stagione a conferma della scarsa scorrevolezza della pista. Anche mia sorella, alla sua prima esperienza termina la sua fatica, stravolta ma immensamente soddisfatta. Nell’attesa che tutti i concorrenti terminino la gara, inizia la vera e propria festa, che si protrarrà come consueto fino a tarda sera.

La preparazione
Contrariamente agli anni precedenti, questa edizione della Marcialonga l’ho preparata senza un vero e proprio programma di allenamento. Mi sono lasciato portare dalle sensazioni avute durante gli allenamenti e dall’esperienza accumulata nelle gare di lunga durata. Ho impostato quindi gli allenamenti privilegiando la resistenza alla velocità cercando di acquisire una buona tenuta alla distanza. La rifinitura l’ho affidata alle numerose gare che precedevano l’appuntamento che hanno notevolmente migliorato lo stato di forma. Anche i lavori di forza e le ripetute, sono stati tolti quasi completamente, non perché inutili, ma per questioni di tempo disponibile dopo il lavoro. Ho inserito invece alcuni allenamenti sulla durata che sono stati svolti completamente in spinta, anche nelle salite, che hanno contribuito ad incrementare la resistenza della muscolatura delle braccia e del tronco.

Alimentazione e glicemie durante la competizione
Durante la settimana precedente, pur diminuendo gli allenamenti, ho incrementato l’apporto di carboidrati. Ho dovuto quindi ritoccare anche le dosi insuliniche adattandole a questo cambiamento. Durante la gara ho mantenuto un basale di 0,2 U/h e ho integrato con circa 30 g di carboidrati ogni 50 minuti. Anche i liquidi, presi ad ogni rifornimento, sono stati fondamentali per mantenere la prestazione costante. Sono partito con una glicemia di 285, evitando così i rischi di ipoglicemia durante la prima parte e ho concluso la gara con 145. Grazie a questo non ho mai accusato cali energetici. Nonostante mi sia alimentato abbondantemente al termine della competizione e successivamente, sono incappato in numerose ipoglicemie che si sono protratte fino al giovedì seguente nonostante la drastica diminuzione dei totali insulinici giornalieri.

 

Mauro Sormani