Sergio Galbiati – Manager

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Sergio Galbiati, manager di un’importante industria, ha affrrontato con intelligenza la diagnosi di diabete mellito tipo 2 ritagliando nella sua affollata agenda uno spazio quotidiano per l’attività fisica. I risultati gli hanno dato ragione: ha interrotto la terapia ipoglicemizzante orale ed ora i valori glicemici sono rientrati nella normalità. In pratica E’ GUARITO con le proprie forze (distinguendosi nel progetto IO MUOVO LA MIA VITA che verrà descritto successivamente).
Esco di mattina alle 6.30. E’ l’unico momento della giornata che posso ancora togliere alla famiglia oltre a quello che già faccio con il mio lavoro. E’ un momento solo per me. Amo correre da solo nella nebbia e nel freddo adesso, e veder sorgere il sole: una cosa che prima facevo molto di rado e solo in vacanza. Questo mi sta dando una dimensione del tempo tutta nuova, così come la corsa mi sta dando una dimensione nuova degli spazi.
E’ molto particolare, infatti, ripensare dopo la corsa al dettaglio di ciò che c’è in dieci chilometri di strada: quella particolare pianta sul ciglio della strada, quella particolare forma dell’asfalto rifatto, quel casolare e l’attenzione da mettere al cancello chiuso dietro al quale ti abbaia quel pastore abruzzese, tutte le volte… chissà, prima o poi imparerà a conoscermi. Vincenzo, il mio medico, non mi fa più prendere la pillola di controllo della glicemia. In cambio mi misuro la situazione un paio di volte al giorno, cosa che prima non facevo.
Il sono un fisico ed ho la tendenza a fare delle cose che succedono una opportunità di indagine, per cui una misurazione è a tempo fisso, tipo l’inizio della giornata, mentre l’altra la muovo in vari momenti e riesco così a capire che cosa succede al mio fisico: è molto interessante. E’ così che ho scoperto che dopo le ripetute veloci la mia glicemia
sale a livelli che mi hanno inizialmente preoccupato, mentre questa cosa non succede nel lento.
Vincenzo mi ha spiegato che è fisiologico e mi ha raccontato il perché, per cui ho imparato una cosa nuova. So che me ne aspettano tante altre. Questo è il bello di questa avventura: usare se stessi per imparare qualcosa della vita che va al di là di se stessi. Non mi interessa competere con qualcuno, ma la mia naturale voglia di cercare il mio limite mi dà la curiosità tutte le mattine di provare a capire se qualcosa è cambiato e come.
Fa impressione pensare che c’è un gruppo sparso per l’Italia che individualmente (alla fine è una cosa che riguarda ciascuno come individuo) si confronta con se stesso, ma con il conforto di sapere che c’è un team che condivide le stesse sensazioni.
Chissà se alla fine troveremo un filo conduttore di gruppo, le sensazioni, i cambiamenti fisici, le difficoltà e le soddisfazioni comuni. Nel piccolo questo è un esempio di come devrebbe funzionare una società sana: ogni inviduo cerca di migliorare se stesso non perdendo di vista il risultato di squadra, qualunque essa sia. Sono ansioso di incontrarvi settimana prossima per i 10.000. Finora non ho mai fatto una corsa “competitiva”, o comunque tale da confrontarmi con qualcun altro.
Per me correre è sempre stato il momento per me, e per me solo: il premio che mi do per tutto il resto di ciò che faccio. Sono molto contento di come sta andando questa avventura: sono molto dimagrito e sono molto più veloce e resistente, anche se, alla fine di una corsa di 10 o 15 chilometri mi chiedo come accidenti potrò mai correrne 42.
La cosa però, più che demoralizzarmi mi incuriosisce. Anche solo sei mesi fa non avrei mai pensato di arrivare fino a qui. E la cosa più sorprendente è che da quando questa estate mi sono trovato persona con diabete, ad oggi, il diabete è sotto controllo, per non dire sparito, anche in assenza di farmaci. Per di più mi sto dando delle limitazioni molto piccole su ciò che mangio, e malgrado questo, con l’allenamento costante tendo a dimagrire ulteriormente.
Mi sono convinto che ciò in cui ci siamo messi è molto di più di una avventura sportiva: noi stiamo diventando l’esempio eclatante che gente normale può essere felice di uno stile di vita diverso che, oltre ad essere un tremendo vantaggio per sé, è anche un esempio di come si potrebbe contribuire da cittadini, al risanamento dei costi della sanità. Ciò che stiamo facendo è una cosa molto seria, ma divertentissima!! A presto.

Sergio