Simone Donadello – Ciclista

Sono Simone Donadello, ho 19 anni e fin da bambino lo sport ha occupato una parte significativa del mio tempo libero. Mi sono cimentato in varie discipline, quali il calcio, la pallavolo l’atletica. Tuttavia, è stato osservando le gesta del grande Marco Pantani, che all’età di 14-15 anni mi sono avvicinato al mondo della bici e ho cominciato a praticare il ciclismo a livello agonistico. Nel 2004 però, sono stato messo alla prova da una grande delusione: la morte di Pantani.
Questo mi ha indotto ad abbandonare il ciclismo agonistico, anche se ho continuato a praticarlo come amatore. Contemporaneamente mi sono avvicinato ad una nuova disciplina: il triathlon. In quello stesso anno, però, mi ha colpito come un macigno la diagnosi del diabete di tipo 1. All’inizio certamente non è stato facile, soprattutto per il senso di confusione e di dubbio che la mia nuova condizione comportava.
Ma proprio quando mi è stato prospettato di non poter più praticare sport ad alti livelli, come in una sfida con me stesso, ho deciso di riprendere con impegno le mie uscite in bicicletta, all’inizio con un po’ di titubanza, ma ben presto con l’intenzione di allenarmi nuovamente come un tempo. Il diabete certamente ha rappresentato una complicazione, che tuttavia ho voluto affrontare con determinazione.
Questo mi ha permesso di comprendere approfonditamente i meccanismi della mia nuova condizione fisica e gli effetti che essa aveva sul mio corpo. Grazie all’esperienza così acquisita e al contributo di persone esperte, ho acquisito una completa e serena accettazione della malattia. Inoltre mi sono reso conto, contrariamente all’opinione comune, che il diabete non costituiva un limite insuperabile al raggiungimento dei miei obiettivi, anche se si trattava comunque di una strada in salita.
Ed infatti, nel 2005, ho ottenuto una importante vittoria con me stesso: partecipare alla mia prima gara agonistica di triathlon dall’esordio del diabete, concluderla con un buon risultato sportivo e, soprattutto, senza alcun problema fisico.
La mia gara, non è stata solo quella contro gli altri atleti: il mio vero avversario era dentro di me, era il diabete. Un avversario che ho battuto con il coraggio e la voglia di partecipare che mi hanno condotto a tagliare il traguardo, con l’emozione e l’entusiasmo di concludere un gara tanto difficile. Lo sport rappresenta per me una vera e propria terapia da affiancare all’insulina e svolge un’eccezionale azione sul controllo metabolico. Infatti, praticando sport, le mie glicemie si sono stabilizzate e ciò mi ha consentito di seguire una terapia insulinica ed un’alimentazione più flessibili.
Sono state molte le iniziative cui ho aderito. Nel giugno del 2005, l’ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici), di cui faccio parte, mi ha proposto di attraversare l’Italia in bici, dal Mar Tirreno al Mar Adriatico, in una sola giornata, per un totale di 310km.
Quell’estate, ho incontrato per la prima volta alcuni compagni sportivi con diabete e con loro, sotto la guida del prof. Pierpaolo De Feo di Diabete Italia, ho compiuto la “grande impresa”. La traversata non ha rappresentato solo un grande successo sportivo ma anche un importante risultato medico-scientifico grazie alla raccolta di numerosi dati sul metabolismo dei diabetici sotto sforzo. Questa esperienza ha segnato l’inizio di una grande amicizia all’interno del gruppo di ciclisti che ha poi condotto alla fondazione della prima squadra di ciclisti con diabete: C&D, cioè Ciclismo e Diabete.
Oltre alla grande passione per le “due ruote”, ad unirci molto è stato il senso di appartenenza ad una stessa condizione di difficoltà, la voglia di fare esperienza e trasmettere la propria per aiutare gli altri, la volontà di far conoscere alla gente la verità sul diabete, il comune sforzo nel superare e vincere i propri limiti. In pochi mesi al gruppo fondatore si sono iscritti oltre 120 ciclisti con diabete da tutta Italia.
L’anno successivo ho partecipato ad una nuova impresa sportiva: l’attraversamento in bici dell’Europa continentale e delle sue sedi istituzionali: con l’obiettivo di sensibilizzare l’Unione Europea sulla nostra malattia, 7 temerari ciclisti con diabete, sempre accompagnati dal prof. De Feo, sono partiti dall’Italia ed in soli 7 giorni sono arrivati in Olanda, coprendo circa 1200km e attraversando 7 diverse nazioni europee tra cui la sede del Parlamento Europeo a Strasburgo.
Questo è stato un importante successo per noi, ma anche una grande vittoria contro il diabete. Infatti abbiamo dimostrato che l’attività fisica e uno stile di vita sano sono la migliore prevenzione della malattia e abbiamo attirato l’attenzione delle istituzioni su questo grande problema sociale. Lo sport ha continuato a donarmi grandi soddisfazioni. Questa primavera ho conquistato il titolo di Campione Italiano dei ciclisti con diabete per la categoria master sport, alla seconda edizione del Campionato Italiano per ciclisti diabetici organizzata dalla C&D. Questa gara, oltre ad un successo personale, è stata un grande successo per il gruppo C&D, per tutti i diabetici e per le persone che lottano per superare i propri limiti.
Ho sempre cercato di fare del mio meglio per superare le difficoltà presentate dalla vita, ho messo tutto il mio impegno per raggiungere i miei sogni e lo sport mi ha aiutato molto. È stato un ottimo strumento per migliorare me stesso e mi ha offerto l’opportunità di fare esperienze costruttive e dal grande valore umano, di incontrare molte persone importanti ed amici eccezionali.

PROFILO
Simone Donadello, 19 anni. Studente Iscritto alla facoltà di Fisica dell’Università di Trento. Nel 2003 e 2004 pratica il ciclismo su strada agonistico nelle categorie allievi e juniores. Dal 2004 ad oggi pratica ciclismo amatoriale-agonistico e triathlon agonistico (nuotobici- corsa), raggiungendo diversi piazzamenti. È parte attiva dei progetti nazionali ed internazionali promossi dalle associazioni per i diabetici, tra queste l’ANIAD a cui è iscritto, ed la C&D (Ciclismo e Diabete), prima squadra di ciclisti con diabete.