Strategie per la promozione dell’attività motoria e dell’esercizio fisico nel mondo sanitario

L’implementazione dell’attività fisica nella popolazione rimane un problema non risolto per il mondo sanitario, per una varietà di fattori che riguardano l’organizzazione sanitaria stessa (carenza di risorse, differenti attori, scarsa considerazione da parte dei pazienti ed anche di parte del mondo sanitario, inclusi i decisori istituzionali). Manca ad oggi qualunque ipotesi di rimborsabilità o di inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), oppure di detraibilità fiscale per le spese sostenute per l’attività fisica.

Ad oggi non esistono strategie univocamente accettate, ma la maggior parte delle attività è condotta su base volontaristica da parte di medici di medicina generale (MMG) o di specialisti particolarmente interessati al problema. Evidentemente, i MMG per la loro posizione come primo punto d’incontro tra SSN e l’intera popolazione si trovano in una situazione privilegiata per implementare efficacemente la prevenzione primaria in soggetti a rischio (accertamento della familiarità) ed il miglioramento della salute generale. La posizione degli specialisti, sia individualmente, sia all’interno di Centri specialistici, si pone a livello della prevenzione secondaria (trattamento dell’obesità e del diabete tipo 2), particolarmente nel raggiungimento del controllo metabolico, nella prevenzione della progressione della malattia e dello sviluppo delle complicanze. Queste differenze rendono ragione di una diversa considerazione dedicata dagli attori del network assistenziale all’attività fisica non condizionante, che può essere favorita ed implementata da un counseling breve, supportato da materiale educativo/informativo o da un counseling strutturato. Quest’ultimo può richiedere la presenza di personale formato con diverse competenze per essere realmente efficace, integrando il counseling nutrizionale con quello per l’attività fisica. In cima a questa piramide si pone l’esercizio fisico strutturato, che implica una precisa personalizzazione e monitoraggio. In presenza di diabete conclamato l’attività fisica diviene infatti uno strumento terapeutico e come tale deve essere graduata ed implementata in funzione delle specifiche caratteristiche del paziente (attività fisica condizionante) per giungere ad un effetto terapeutico efficace.

L’integrazione tra terapia farmacologica, nutrizionale ed attività fisica si pone in un contesto che vede al centro il paziente, ed intorno lo specialista, il MMG ed altre figure, compresi dietisti, infermieri, psicologi, fisioterapisti, laureati in scienze motorie in una gestione integrata ed olistica delle malattie legate ad alterati stili di vita, in particolare alla sedentarietà. In questa ottica la terapia farmacologica può agire in modo molto diverso a seconda dei contesti; in alcuni casi può essere fattore demotivante all’attività fisica, essendo di fatto molto più efficace dell’attività fisica nel controllo metabolico, in altri invece diviene elemento motivante, nella misura in cui il miglioramento dei parametri metabolici indotto dall’attività fisica consente l’ottimizzazione e riduzione della terapia farmacologica stessa. A parità di dosaggio farmacologico, l’attività fisica consente sempre un miglioramento del quadro metabolico, ma vanno evitati i possibili rischi ad essa collegati (traumi, ipoglicemia nel diabete), pazienti che possono scoraggiare l’impegno da parte dei pazienti. Solo un’attenta supervisione dell’attività fisica può essere foriera di risultati positivi in assoluta sicurezza.

  L’integrazione delle attività, nel rispetto delle competenze, deve sempre includere:
attività formativa rivolta a tutti gli attori della cura
• attività educativa nei confronti dei pazienti (per condurre l’attivit{ fisica in sicurezza).

 

Pierpaolo De Feo
Presidente Italian Wellness Alliance

Paolo Sbraccia
Presidente Eletto Società Italiana Obesità