Uso dell’autobiografia narrativa per la motivazione all’autocontrollo del diabete e all’attività fisica

Un passo dopo l’altro, basta mettere un piede
dopo l’altro, partire, mettersi in moto
e si scopre un mondo di possibilità inaspettate,
di potenzialità inespresse.
G.R.

L’introduzione dell’approccio narrativo-autobiografico nell’educazione terapeutica delle persone affette da patologie croniche e, in particolare, da diabete mellito, ha significato in questi ultimi anni una svolta importante nel modo di pensare e agire l’educazione e la cura delle persone con diabete. Si è passati infatti da una concezione prettamente “istruttiva e tecnicistica” della cura – che insegna, trasmette conoscenze e tecniche istruendo la persona con diabete alla giusta condotta – a un approccio pedagogico più globale e complesso alla persona e alla relazione di cura che interpreta e gestisce la malattia anche nelle sue componenti più soggettive, nonché nelle sue ricadute “esistenziali”. La malattia cronica, infatti, come è il diabete, rappresenta una vera e propria rottura biografica che obbliga la persona non solo a ripensarsi nella propria percezione e identità, ma anche a intraprendere un percorso di accettazione e di presa in carico di sé nella malattia.

Un percorso, dunque, di educazione alla cura di sé (e non più solo della malattia) che passa anche e prima di tutto attraverso il riconoscimento e la condivisione dei propri sentimenti e vissuti legati al diabete, delle rappresentazioni, paure, difficoltà che esso comporta. In quest’ottica, narrare e ancora di più, scrivere la propria storia di malattia – esigenze, necessità, sentimenti ed emozioni legate al diabete – diventa una strategia operativa di cura di sé che consente alla persona con diabete di acquisire consapevolezza sulla nuova condizione (ricollocando la propria storia di malattia dentro una nuova immagine e percezione di sé) e di intraprendere cambiamenti importanti nelle pratiche di gestione e cura del diabete, quali, per esempio, l’autocontrollo e l’attività fisica. A questo proposito, l’esperienza autobiografica volta a educare le persone con diabete al cambiamento e alla cura di sé ha trovato recentemente realizzazione nel progetto Io Muovo la Mia Vita che ha coinvolto per un anno un gruppo di persone con diabete con obesità e/o diabete mellito tipo 2 (e i loro medici di riferimento) in un percorso di educazione all’attività fisica culminante nella corsa della maratona di Milano. In questo progetto, l’approccio autobiografico ha rappresentato per tutti i partecipanti un’occasione di riflessione, di elaborazione di pensieri e vissuti, di racconto e scrittura dell’esperienza di malattia legata all’attività fisica e al conseguente raggiungimento dell’obiettivo Maratona.

Uno sguardo dunque specificamente pedagogico, a integrazione di quello medico, volto a valorizzare l’esperienza interiore, i vissuti e le testimonianze legate al movimento, all’allenamento, al cambiamento fisico ma anche psichico: una voce – orale e scritta, individuale e corale – da ascoltare e leggere insieme per fissare le tappe, le evoluzioni, le percezioni, le trasformazioni rispetto a sé, agli altri, alla malattia, alla cura. Per un anno, a cadenza mensile, abbiamo coinvolto i partecipanti in proposte di scrittura e di racconto di sé, lavorando sulle rappresentazioni e le percezioni legate alla malattia e al rapporto personale con l’attività fisica. Attraverso la scrittura autobiografica, e grazie alla disponibilità dei partecipanti a raccontarsi, è emersa l’importanza dell’attività fisica non soltanto quale strategia terapeutica per la cura del diabete, ma come vera e propria opportunità per dare una “svolta” alla propria storia, “per ritornare a vivere”, “ricominciare da capo”, “tornare a piacere alla gente” migliorare la qualità della propria vita. Il movimento, infatti, “aumenta l’autostima”, “la sicurezza in sé stessi”, rende le persone “più serene, disponibili, sorridenti”. Grazie al movimento, dalle rappresentazioni iniziali legate a un rapporto con il proprio corpo di “indifferenza”,“disattenzione”, “contrasti” tali da sentirsi quasi come un “bradipo stanco”, dove il corpo viene vissuto come “un fardello estetico e psicologico”, “una gabbia per il corpo e la mente”, si sono progressivamente generati sentimenti di stupore, sorpresa, scoperta, “un’ottica e una mentalità nuova” di cura di sé, del proprio corpo e della propria salute: “Mi sento una forza e un’energia che non credevo di avere. Le mie ultime analisi sono come non le avevo da anni. L’attività fisica mi ha cambiato la vita di tutti i giorni. Non parlo solo dei momenti di attività ma anche dell’ordinario. Ho energia e voglia per uscire di più, sto più tempo con i miei bambini e ci sto meglio, con maggiore disponibilità, non ho più timore di bere un bicchiere di Sangiovese e restare “inchiodato” alla mia gotta. Sto benone e ho voglia di raccontarlo in giro. Anzi, già lo faccio. E racconto della mia esperienza a tutti quelli che, forse senza saperlo, avrebbero bisogno di muovere la propria vita. A volte mi guardano come un UFO, altre volte sono riuscito a convincerne qualcuno a muoversi. Con intelligenza. Per sé. Per i propri cari. Per la propria vita”.

IL MOVIMENTO
• Allenarsi aiuta a guardarsi dentro. Aiuta a ridisegnare una scala di priorità esistenziali e a togliere un po’ di polvere dai propri pensieri
• A me piace il movimento, lo penso come vita, amo profondamente scoprire il mondo camminando, le nostre gambe possono portarci dappertutto, ovunque c’è qualcosa da conoscere e il mondo sa darsi al meglio a chi lo attraversa sui propri piedi. E poi camminare è ritmo, divenire, cambiamento, messa in discussione, disfarsi, rigenerarsi…
• Un giorno mettendomi a correre, superando una soglia che avevo temuto per quarant’anni, ho scoperto, sorprendendomi, che basta partire e appena passa il primo fiato strozzato, la prima palpitazione forte e che fa paura, il primo dolore che sembra assoluto, si è già diventati leggeri, le gambe vanno da sole, il sudore scioglie le emozioni, le libera e ci libera.

IL CAMBIAMENTO, LA CURA
• Anche solo sei mesi fa non avrei mai pensato di arrivare fino a qui. E la cosa più sorprendente è che da quando questa estate mi sono trovato ad essere persona con diabete, a oggi, il diabete è sotto controllo, per non dire sparito, anche in assenza di farmaci.
• A volte rimpiango il tempo sprecato, dove sarei se avessi cominciato prima … Io sono cambiata. Io ho un progetto, io faccio qualcosa che mi piace, non qualcosa che devo ma qualcosa che voglio!
• Il più è fatto. Sono entrato in un’ottica e mentalità nuove. Ho svoltato. Adesso quando non riesco ad allenarmi sto male, mi manca la corsa. La mia preoccupazione più grossa è di non riuscire ad allenarmi come sto facendo finora.
• Ho perso 16 kg e sono contentissimo di questo.
• Negli ultimi esami è diminuita l’emoglobina glicosilata e questo è un ulteriore stimolo a continuare negli allenamenti.
• Ho scoperto che in realtà della maratona mi interessa fino a un certo punto, quello che mi interessa è il percorso che sto compiendo. Io non ho mai fatto un’attività fisica importante, sono sempre stata una persona che lavorava con il pensiero, il mio corpo è sempre stato in secondo piano, forse per questo si è vendicato accumulando 20 kg in più. Ora al centro del mio interesse c’è lui e ho scoperto che corpo e mente convivono benissimo, anzi…

Natalia Piana
Dottore in Pedagogia
Università degli Studi di Milano